Gli ultimi sviluppi sul Morbo di Parkinson

Il morbo di Parkinson è una patologia degenerativa che colpisce il sistema nervoso centrale.

morbo-di-parkinsonLa malattia inizia in modo subdolo e quindi nella maggior parte dei casi la diagnosi non è precoce, ma interviene quando già i disturbi sono rilevanti. La causa principale è la carenza di dopamina, ovvero la morte delle cellule deputate alla produzione del neurotrasmettitore che controlla i movimenti involontari. A causa di ciò, chi è colpito dal morbo di Parkinson ha dei tremori, perde l’equilibrio e con il tempo i sintomi si aggravano, fino ad arrivare a difficoltà oltre che nella deambulazione, anche a deglutire e a parlare.

La principale cura è l’assunzione di un farmaco che ha lo scopo di stimolare la produzione di dopamina ovvero, L. dopa, un precursore della dopamina. Questo farmaco con il tempo può portare diversi ulteriori disturbi al paziente, come la discinesia, dovuti a picchi di produzione e alla fine dell’effetto del farmaco, perché non vi è una quantità costante di dopamina circolante. Per superare questo problema una delle soluzioni innovative proposte è il cerotto che, applicato ogni 24 ore rilascia in modo costante il principio attivo.

Le ricerche nel tempo si sono concentrate sull’obiettivo di trovare soluzioni che possano migliorare la qualità della vita del paziente. Si è riusciti ad aggiungere al farmaco principale anche l’uso della amantadina, un antivirale che stimola la produzione di dopamina e che può essere alternato ad L-Dopa al fine di attenuarne gli effetti collaterali.

Tra le novità che promettono grandi miglioramenti c’è anche la terapia genica, la stessa è stata messa a punto da un team anglo americano e consiste nella iniezione di un vettore virale in una zona del cervello interessata dalla malattia. I pazienti sono stati seguiti per 4 anni e in questo periodo hanno dimostrato un miglioramento dei sintomi ed una minore rigidità. Oltre a questo, gli effetti benefici rispetto al farmaco comunemente utilizzato, sono inerenti alla secrezione continua di dopamina associata alla terapia genica, scompaiono quindi i picchi dovuti all’assunzione di L- Dopa. Tale irregolarità nella secrezione è anche la causa della perdita progressiva di efficacia del trattamento stesso.

Già da qualche anno viene, invece, effettuato l’intervento chirurgico per attenuare i disturbi legati al morbo di Parkinson in fase avanzata. Si tratta di un intervento che, attraverso un elettrodo collegato ad un piccolo generatore a batteria posto sul torace, produce una stimolazione corticale. Questo tipo di intervento permette di ridurre i sintomi, dal tremore alla difficoltà nella deglutizione passando per le difficoltà nella dizione e, inoltre, permette di ridurre del 50% le dosi di L-Dopa. Parte della società scientifica nei tempi recenti si è orientata per un uso dell’intervento chirurgico non limitato allo stato avanzato della patologia.

Infine, da un finanziamento dell’Unione Europea nasce il guanto robotico capace di far superare i disturbi legati al tremore alle mani causati dal morbo di Parkinson. Si tratta di un esoscheletro che funge da neuroprotesi applicata sulla mano, ne distingue i movimenti volontari da quelli involontari e, in questo ultimo caso, si attiva automaticamente una stimolazione elettrica che blocca il tremore.

Queste sono solo alcune delle novità nel trattamento del morbo di Parkinson, ma essendo la medicina sempre in evoluzione, è probabile attendersi ulteriori passi avanti che possono migliorare la qualità della vita dei pazienti. Da non sottovalutare, quindi, l’importanza di ONLUS come la Fondazione Ettore Sansavini o strutture simili sparse in tutto il mondo che, grazie alla ricerca scientifica, possono in ogni caso accelerare questi eventuali passi in avanti.